Chi troppo pretende - Il sito di Claudio Tonelli

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Chi troppo pretende

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Ho le mani appoggiate al volante. Svogliatamente seguo la strada. Le sue lente curve, il suo monotono rettilineo, un piccolo colpo di freno, un'accelerata. Un cartello pubblicitario desta il mio interesse che si era assopito dodici curve prima, c'era scritto: “ti senti uno sfigato? Vieni in vacanza con noi e ti sentirai realizzato”.
Mi sono riconosciuto in quella frase, o meglio nella sua prima parte , quella che conteneva sfigato. E se devo dire dove sto andando in questo momento non lo so. Devo fare i complimenti a chi l'ha scritta. Uno cerca di fuggire con la mente e con il corpo alle proprie sfighe, che all'improvviso ti appare davanti a caratteri cubitali “dove vai a nasconderti tanto lo sappiamo cosa sei”. E' come se ce l'avessi scritto in faccia, nelle mani, nel corpo, nei piedi, ovunque. Mi manca solo che qualcuno travestito da monatto suonasse una campana e dicesse "ecco l'appestato....".
Ti dicono di pensare positivo di guardare le cose buone che hai fatto, si ma quali cose? Ho avuto il grande intuito, perché genio si nasce ma un genio cretino si diventa, di affidare quasi tutti i miei soldi, a un broker, a un giocatore di borsa.
Fino a quel momento era andato tutto bene, avevamo guadagnato bene e le cose procedevano con regolarità. Poi la smania di avere, di desiderare sempre di più ti obbliga a rischiare "dai forza mettiamoci più soldi che poi, con la vincita, ci ritiriamo a vita privata in qualche isola a vivere da re".
Mi bastava amministrare quello che già avevo per essere onorato della vita. Non mi facevo mancare niente. Vestiti, macchine, donne, ma mai quella giusta, sempre e solo quelle attirate dal denaro, divertimenti e regali.
Mi potevo concedere un week end a Parigi e quello successivo a Londra e quello dopo a Lisbona, ogni fine settimana diverso, con gente diversa e Paese diverso.
Ero da esempio alla famiglia. Ma sapete cosa vuol dire essere etichettato "quello che ce l'ha fatta", tutti i parenti dell'entroterra cittadino orgogliosi e fieri di un loro parente consacrato nell'Olimpo dei vincitori. E le lacrime di felicità dei genitori, con quei volti da bambini che quando ti guardano ti penetrano nel profondo dell'anima, come fare a dimenticarle?
Io mi sentivo il padrone della mia vita e della mia immagine, io mi sentivo così sicuro da sfidare la sorte. Era l'inizio della mia fine.
Era una sera di primavera, seduti intorno ad un tavolo di legno pregiato di un  pub quando decidemmo di morire giovani.
Il mio amico broker aveva una soffiata e solo mettendo molti soldi avremmo tratto beneficio dalla speculazione.
Il giorno dopo io andai al lavoro e lui a Milano.
Non lo sentii per tutta la giornata.
Il giorno seguente la mia attenzione fu attratta dalla pagina di cronaca di un quotidiano esposto davanti a un'edicola.
"Incredibile incidente a Lodi. Verso le otto di mattina a causa della nebbia un automobilista proveniente da....." i miei occhi mi impedivano di continuare ed erano concentrati e fermi in un punto. Le mie palpebre erano immobili, ogni mio muscolo era teso e mi accorsi che stavo sudando.
Comprai il quotidiano e benchè la notizia fosse in prima pagina, prima lo sfogliai e dopo aver letto non so cosa, tornai all'inizio e lessi, con apparente calma, il fatto.
Non riuscivo capire. Ero incredulo. Era come se mille aghi mi stessero traffiggendo il cervello. Alzai il capo ed emisi un profondo respiro. Guardai il cielo e respirai ancora più profondamente, ma non ci fu niente da fare. Il mio viso era attraversato da fiumi in piena in un cocktail misto di dolore, rabbia e disperazione.
In un attimo avevo perso un amico e la mia identità.
Da quel giorno sono passati diversi mesi, sono diventato miope, ho perso molti capelli e quelli che sono rimasti tendono al bianco, non ho più una ragazza, i miei amici (si possono definire così?) sono spariti, i parenti non so cosa dicono e i miei genitori sono ogni giorno a spiegare a tutti ( o forse a se stessi) come si diventi un genio cretino in 24 ore.
Tolgo la mano destra dal volante e mi sistemo gli occhiali.
Sono all'uscita dell'autostrada, sono all'uscita della vita. Non so se ci rientrerò.



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