Emozioni - Il sito di Claudio Tonelli

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Emozioni

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Spalla contro spalla in una splendida serata d’estate. Si possono vivere emozioni forti con un gesto così banale?
Seduti su una panchina a guardare il cielo e a confondere un aereo con una stella cadente, dopo aver rivisto i ricordi di una gioventù felice impressa per sempre su fotografie conservate con cura, accarezzate di tanto in tanto per mantenere indelebile il significato di quei momenti.
Gli occhi verso l’alto a contemplare la notte infinita e a cercare con lo sguardo quel punto immaginario che, se trovato, ci darebbe respiro dalle vicessitudini  crudeli della vita.
Giravamo per le strade antiche di un vecchio borgo e il camminare tra mura ebbre di storia ci donava un senso di appartenenza ad un’altra realtà.
Le parole scorrevano veloci, e i suoni, i rumori e le grida erano il contorno del piatto che stavamo consumando.
Le strade ciottolate amplificavano i nostri passi, mossi con pragmatica lentezza, mentre le nostre voci si facevano sempre più silenziose quasi a rispettare i segreti secolari di quella piccola fetta di mondo.
Intorno a noi la cultura danzava in punta di piedi mostrando le sue forme a tratti astratte, fatte di echi lontani, e a tratti concrete, fatte di pitture murali le cui immensità accompagnavano, soavi, la nostra serata.
Ci stavamo ritagliando la nostra nicchia nella quale, da lì a poco, l’avremmo riempita di segreti e di esperienze.
Le persone che come noi stavano godendo delle bellezze del passato, ora si stavano allontanando, avevano vissuto abbastanza di quell’aria diversa e ora sentivano l’esigenza di rituffarsi nella modernità.
A noi capitò il contrario.
Di quel momento entrambi percepimmo l’importanza di stare ancora vicini, per parlarci, per guardarci, per riempire la nostra nicchia.
E così ci ritrovammo col naso all’insù a contemplare la bellezza della notte e un leggero venticello venne in mio aiuto.
E mentre ognuno raccontava la propria storia, un leggero brivido corse lungo la mia schiena.
Mancava qualcosa tra noi. Certe cose per essere comprese nel modo giusto devono avere l’ambiente adatto o la situazione adatta. E tutto sembrava rispettare questo canone, la bella serata, due persone, la voglia di dire, il luogo, eppure non era sufficiente.
Mancava ancora un particolare. Non c’era contatto. Quello che all’inizio ti intimorisce ma poi ti rafforza. E così con la scusa del freddo iniziai a battere i denti e Lei, in perfetta sintonia col momento, mi accolse vicino, in contatto con lei.
Ora eravamo pronti per ascoltarci.

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