Il divano magico - Il sito di Claudio Tonelli

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Il divano magico

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Sono un po' emozionato e non so se le faccio una cosa gradita. A volte per la troppa gentilezza alcune persone rinunciano a qualcosa che magari avevano programmato per tempo.
Ma in me c'era un impulso irrefrenabile che mi ha costretto a dirglielo e così,  in mattinata, mentre ero in macchina le dissi che nel pomeriggio forse potevamo vederci.
La sua risposta fu di cordiale accettazione, non tradì particolari emozioni e la sua voce era calma, sensuale e dolce come sempre.
Ritrassi le mani dal volante come se fosse percorso da una scarica elettrica e per un attimo mi morsi la lingua. Ha accettato perché è una persona dall'animo gentile, ma forse aveva già impegni. Se fosse stata veramente contenta avrebbe esultato, avrebbe gridato dalla gioia, alla bella sorpresa.
Sono un cretino. Mi sento un verme ad aver pensato questo. E' come se chi piangesse più forte soffrisse di più di chi lo fa in silenzio, dentro di sé. Chiusi gli occhi per un secondo e dal mio cuore le chiesi scusa. La sua formalità è il segnale intelligente di un atteggiamento attento che non vuole giocare con i sentimenti, ma che neanche accetta che gli altri giochino con i suoi. Ancora scusa.
E così mi ritrovo davanti al portone d'entrata. Suono. Mi sento rispondere: "Chi è?" Come chi è? Ho un appuntamento, c'è un video citofono con un visore grande come un televisore che se usato con la massima potenza riuscirebbe a inquadrare un moscerino a 800 metri di distanza, e mi chiede "chi è?". La cosa si fa strana.
Entro nel condominio. Un silenzio di tomba. Mi muovo con cautela. Il cigolio delle  mie scarpe rimbomba nella tromba delle scale e rimbalza per il pianerottolo, quasi lo posso vedere, e con fragore irriverente s'infila nelle mie orecchie.
Incasso il collo tra le spalle e mi fermo un attimo. A che piano devo andare? Una porta si apre e con un  sorriso grande come l'arcobaleno mi fiondo in quella casa. Eppure da fuori sembrava un condominio come tanti altri.
Lei mi fa gli onori di casa. Che splendore. E' la donna più bella del mondo. Mi fa accomodare nel salottino mentre prende qualcosa dal frigo per rinfrescarci.
La mia attenzione viene attirata dal divano centrale. Mi sta guardando. Gli volto le spalle e mi giro di scatto. Mi sta sempre guardando. Mi giro nuovamente e lo fisso attraverso il riflesso del vetro che protegge una stampa moderna. Mi ha anche sorriso. Mi volto e prendo possesso di lui. Mi ci siedo sopra con tutto il mio peso. Ridi, mo, con novanta chili sopra!
Mi sento un po' imbarazzato, ma mi sembra che si stia muovendo. I cuscini laterali si sono avvicinati, mentre sento uno strano movimento.
Un divano gay?
Ma cosa sto a pensare! E' tutto frutto della mia fantasia!
Fantasia un paio di maroni, questo si muove!  Sento anche degli strani scricchiolii. Mi alzo con un'agilità da fare invidia ad un felino e con le spalle al muro guardo la scena.
Con movimenti decisi, ma veloci, l'oggetto si apre,  via i cuscini e tutto quello che c'era sopra e in men che non si dica, ecco: il divano si è trasformato in letto! E ha fatto tutto da solo!
A proposito, ma Lei dov'è? Quant'è lontano sto frigorifero? Faccio capolino nell'altra stanza e la vedo. Avanza verso di me con sguardo impavido. Mi sembra che sia anche un po' nuda. I suoi occhi non rilasciano emozioni. Deglutisco con rumore, non riesco a dire niente che mi ritrovo steso e immobilizzato sul divano, pardon, letto. Lei si avvicina, si stende sopra di me...
"Signore, signore, mi sente? Va tutto bene? Ha ordinato una pizza e una coca, ma è più di mezz'ora che è fermo, immobile, con lo sguardo fisso sul quel divanetto bianco, con la bibita in mano".
Guardo il cameriere e gli sorrido. Ho fatto un sogno ad occhi aperti, peccato che sia finito.
Mi alzo, mi avvicino al divanetto, mi ci si siedo con tutto il rispetto e delicatezza e lo accarezzo.
Chissà che, magari,  non fosse proprio il divano magico e che all'improvviso non arrivasse anche Lei?

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