Il signor Sil e la mamma - Il sito di Claudio Tonelli

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Il signor Sil e la mamma

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Era una bella giornata di giugno.
Tutti i bambini e le bambine erano in spiaggia a divertirsi con la sabbia.
I bambini stavano costruendo una pista per far correre le biglie e le bambine erano indaffarate a realizzare un castello.
E ognuno aveva il suo compito. Chi scavava nella sabbia, chi andava a prendere l’acqua, chi raccoglieva le conchiglie e chi trovava dei piccoli pezzetti di legno per fare il ponte del castello. Era proprio un bel cantiere di lavoro.
E le mamme erano tutte soddisfatte a guardare i loro piccoli che si ingegnavano come tante formichine.
Poi venne sera e i lavori vennero sospesi. Sarebbero stati ripresi il giorno dopo con la luce del sole.
Ognuno tornò nella propria casa per prepararsi per la cena.
Iniziò a soffiare un po’ di vento.
La sua aria non era né fredda e né calda. Era un’aria delicata e profumata.
I fiori dei giardini si muovevano con dolcezza al suo passare e sembravano che sorridessero dalla gioia e che fossero contenti.
Ed è con questo vento che il Signor Sil arrivò.
Si avvicinò, in silenzio, ad una casa e guardò quello che vi stava succedendo.
Vide una mamma molto bella e molto indaffarata a cucinare la cena. Il suo volto era stanco ma felice. Si, era felice perché c’era la sua bimba con sé e per una mamma non c’è cosa più bella.
Lei voleva tanto bene alla sua bambina e ogni volta che la guardava le si illuminavano gli occhi. Se avesse potuto l’avrebbe riempita di baci per un giorno intero senza mai fermarsi.
E così mentre la mamma tagliava le zucchine e stava attenta a che non si bruciasse lo stufato, la sua bambina era in bagno a lavarsi i piedi e le mani e a togliersi tutta la sabbia che aveva sul corpo.
Il Signor Sil era sempre lì. Stava vicino a quella casa perché lui aveva capito che c’era qualcosa di strano.
"E’ pronto, a tavola" disse la mamma.
La bimba si presentò in cucina, spostò la sedia e si mise seduta. Aveva il viso triste e gli occhi bassi.
La mamma, preoccupata, le chiese subito che cosa fosse successo, se si era fatta del male o se stava poco bene.
Ma la bimba la guardò e disse: "Tu sei una mamma cattiva". E se andò nella sua cameretta.
La povera donna non riusciva a capire cosa fosse successo. Le corse subito dietro e con ansia e voce tremolante, disse:
"Tesoro, ma perché hai detto quelle cose?"
E la bimba, con tono deciso, le rispose: "Perché tu passi molto tempo a lavorare e a me non ci pensi".
La mamma, a quelle parole, rimase di sasso. Si sentiva svenire, la povera donna, ma raccolse tutte le sue forze e si sedette sul lettino. Prese la manina della bambina e con voce dolce le disse: "Cara bimba mia, io ti voglio tanto bene, un bene più immenso di tutti gli oceani, più grande dell’universo e più forte dei raggi del sole. Ed è per questo amore che la mamma ogni mattina si alza per andare a lavorare. Per farti mangiare bene, per comprarti le cose della scuola, per portarti in vacanza, per farti vedere i tuoi film preferiti, per comprarti i vestiti, per farti sentire bene."
"Qualche volta posso essere seria e posso sgridarti, posso essere triste e pensierosa, ma ricordati che tutto quello che faccio è sempre rivolto al tuo bene. Io non posso darti tante cose, ma posso donarti tanto affetto e tanto amore. Questo non lo devi dimenticare mai."
Ma la bimba non stava ascoltando. Era arrabbiata. Qualcuno le aveva detto che le mamme che lavorano non vogliono bene alle bambine. E lei ci credeva. Lei voleva che la mamma stesse sempre con lei, ad ogni minuto della giornata, e non voleva sentire ragioni sul perché andasse lavorare.
Lei era una bambina egoista.
La povera mamma uscì dalla stanza piangendo e singhiozzando, incredula alle parole della sua bimba. Era disperata. Si mise in ginocchio e con la testa tra le mani, continuò a piangere.
Il Signor Sil vide tutta la scena. Aspettò che la mamma e la bimba si fossero addormentate ed entrò nella casa.
Si avvicinò al letto della bimba e dalle tasche estrasse una polverina, la mise in una tazzina e ci versò un po’ d’acqua. Bagnò il dito indice e lo fece passare, delicatamente, sulle labbra della bimba, mentre con l’altra mano le accarezzava dolcemente la fronte. Poi, fece un giro su se stesso e sparì.
La mattina venne presto. Una splendida giornata di sole i cui raggi risplendevano nell’azzurro del mare.
La bimba si svegliò e sentì uno strano sapore di dolce in bocca. Corse dalla mamma che stava preparando la colazione. La bimba aveva il cuore in gola, era emozionata e quando vide la mamma la abbracciò e la strinse forte a sé.
"Mammina, mammina ti chiedo scusa per ieri sera. Ti ho trattato male, ma tu non lo meriti. Io so che tu lavori e che fai tanta fatica per me, e che fai tutto questo per farmi vivere meglio e comprarmi tante cose belle e per portarmi in vacanza dove posso incontrare le mie amichette. Mammina, io ti voglio tanto bene."
La mamma non credeva ai suoi occhi, la sua bambina era ritornata ad essere quella di sempre. Non era più la bimba egoista, ma la bimba più buona del mondo.
Si guardarono a lungo con le lacrime che scorrevano veloci sulle belle guance rosee e si unirono in un abbraccio forte forte, e rimasero così per tanto tempo.
Poi, mano nella mano e con gli occhi lucidi, si girarono verso il sole e il mare e in lontananza videro qualcuno che le salutava. E sorrideva.
Non lo videro bene ma capirono chi era.
Era il Signor Sil che stava andando da un’altra bambina che aveva bisogno d’aiuto.
Se alla sera sentite un leggero vento profumato e alla mattina quando vi svegliate sentite un sapore dolciastro in bocca, ricordate che forse è passato il Signor Sil a farvi una carezza e a rendervi più buone.

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