L'arrivo - Il sito di Claudio Tonelli

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L'arrivo

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Ogni tanto guardo il cielo e cerco di scorgere in lontananza, nella profondità del suo azzurro, all'interno delle nuvole, quell'aereo che da tanto tempo attendo che atterri.
In principio è stata dura separarmi da una parte della mia vita. Avevo sempre il pensiero per loro, giravo per casa pensando di sentire parole e discorsi, rumori di giochi e litigi femminili, ma quando aprivo la loro stanza, il silenzio mi riempiva gli occhi di lacrime.
Ma poi le sentivo per telefono, mi raccontavano, contente, della giornata appena passata e con entusiasmo mi parlavano delle nuove scoperte che avevano fatto. E la loro gioia mi caricava e rafforzava la mia decisione di averle lasciate per un po' di tempo lontano da me, nel mondo dei bimbi, dove il divertimento e l'allegoria regnano senza contrasti, dove la quotidianità è rappresentata dalla semplice voglia di ridere e di vedere il mondo come un gioco nel quale tutto finisce sempre bene.
In seguito mi sono rasserenata. In fin dei conti un po' di riposo ci vuole anche per me. Ho passato due anni terribili  nei quali la candela della speranza emetteva una luce sempre più debole, e bastava un piccolo soffio per spegnerla definitivamente. Ora ho una casa solare e non più cupa, e finalmente quando entro non ho più timore di dover conoscere, con tensione, il mio destino giornaliero, Mi sento libera di fare ciò che voglio, non ho pressioni, non ho costrizioni, non ho tempi e date, non ho scadenze imposte, non ho volontà altrui a comandare su di me.
Ho fatto un incontro. Per la verità in questo periodo ne ho fatti diversi, ma questo è forse quello più rappresentativo. Dico forse perchè non me la sento più di attribuire ad un evento un aggettivo superlativo. L'ho già fatto in passato tradendo poi quelle che io ritenevo fossero le mie più forti convinzioni, radicate in una educazione religiosa che non lasciava scampo alle interpretazioni personali sull'esistenza. Ho così capito che la vita non era solo nera o bianca, ma che gli eventi nei quali sono stata protagonista involontaria potevano determinare quelle sfumature dettate da decisioni che non erano in linea con quei valori evidenziati da menti grette e ottuse.
Così mi sono proposta di vivere alla giornata. Non mi attendo grandi cose, anche se il mio sentimento lo sento grande e potente ardere dentro di me. So aspettare, so vivere ora, con la coscienza che le decisioni vengano prese dai neuroni dell'intelligenza e non dagli ormoni impazziti.
Ma sto bene con lui. Mi sento bene, mi sento donna, mi sento bella, mi sento quelle attenzioni e quella considerazione che avevo perse. Non credo che sia il solito cercatore di donne con l'unico intento di soddisfare i propri istinti bestiali, ma al contrario credo che anche lui sia in cerca d'amore, di considerazione, di benessere.
Lo noto quando mi guarda, lo ascolto nella sua voce, lo sento nelle sue mani, lo intuisco dai suoi baci.
E' quasi mezzanotte. Sono a guardare le stelle e a contarle. Arrivo fino a dieci, poi i miei occhi si perdono nella moltitudine delle piccole luci, la mia matematica lascia il posto ai pensieri dolci che solo la notte, con la sua naturale bellezza, può trasmettere.
Ancora un giorno e poi potrò riabbracciarle.
Ora la loro assenza comincia a pesarmi. Guardo le loro foto e con la mano accenno ad una carezza con il cuore che mi sale in gola. Guardo in alto per non piangere ma non riesco a trattenermi. E' così sola questa casa senza le mie piccole. Sembra che tutto si sia fermato. Sono tutti in attesa del loro arrivo. Quando le mie piccole dame entreranno in casa anche gli oggetti riprenderanno vita, festosi di partecipare al lieto evento.
Sono sdraiata sul letto.
Mi manca la mia piccola che si addormenta toccandomi i capelli, e  mi manca l'altra che a quattro anni mi chiede il reggiseno del costume, nascondendosi con le mani il seno inesistente.
Ho nostalgia della loro innocenza, della loro purezza. Ho voglia di sentire "mamma" uscire dalle loro bocche, ho desiderio di sentirle litigare, ho voglia di sgridarle per qualche marachella.
Non posso più stare senza di loro, sento la necessità di averle intorno, di baciarle con tanta passione e di stringerle al mio petto con il vigore e con la forza di chi le ama.
Devo avere da loro quella energia che mi sarà necessaria e indispensabile per raccontare di un fatto nuovo della loro famiglia. Di una persona che ha, ora, una nuova casa, e che loro andranno a trovarla saltuariamente, ma che, comunque, anche se c'è questa situazione, l'affetto che provava per loro non cambierà.
Un trauma che deve essere controllato, dosato, con assoluta delicatezza e io darò il mio meglio perchè ciò avvenga.
Oggi è il giorno dell'arrivo.
Mi avvio verso l'aeroporto. Sono in anticipo ma non mi interessa. Sono tesa e nervosa. Cosa mi diranno quando mi vedranno? Mi riconosceranno? Sono la vostra mamma, lo sapete? Oh, Signore, che stupide domande.
Si apre una porta.
Vedo due fanciulle che mi cercano tra la gente. Lascio la borsa cadere a terra e corro verso di loro, mi inginocchio e  le abbraccio, le stringo forte a me, stanno dicendo qualcosa, ma non sento cosa dicono, sto piangendo dalla felicità, dalla gioia, sorrido, piango e le bacio. Sento i loro cuori rinvigorire il mio.
E' il giorno più bello della mia vita.

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