L'incontro mancato - Il sito di Claudio Tonelli

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L'incontro mancato

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Sono puntuale come un orologio svizzero. Io, agli appuntamenti, spacco il secondo. Sono in pantaloncini corti. Cosa c'è di strano. E' caldo e  non vedo perchè debba soffrire inutilmente. Ah già l'eleganza. Un uomo, ad un appuntamento, deve presentarsi sempre con pantaloni lunghi. Il Bon Ton, che a dispetto di quello che si crede non è francese, è stato scritto da uno svedese. Vorrei vedere come faceva lui a presentarsi ad un incontro con le gambe nude a 30 gradi sotto zero!
Ma io sto in Italia e in in questo Stato in luglio fa caldo e quindi io, le gambe, le faccio vedere!
Sono depilate. E allora? Ho appena subito un intervento chirurgico al ginocchio e ho dovuto depilarmi una gamba. Cosa faccio, vado in giro con  una moquette da una parte e un deserto dall'altra? Così ho disboscato l'arto peloso. Tutto sommato non sono poi così male. Con qualche chilo in meno farebbero una miglior figura, ma mi accontento così.
E' in ritardo, la ragazza. Normale, non ne ho mai conosciuta una puntuale, o meglio una arrivò addirittura in anticipo, una volta. L'incontro successivo tardò mezz'ora, perchè, così mi disse, doveva compensare la volta precedente!
Sono qui che attendo e passeggio. Per la verità ora che ci penso, passeggio e ancheggio. Oh, signori, il ginocchio non è ancora perfetto e quindi ammortizzo la pressione ancheggiando.
Vedo arrivare un auto. C'è un uomo a bordo, rallenta, mi guarda e se ne va. Poi passa un camioncino carico di extra comunitari, sono di ritorno da qualche lavoro manuale.
Un'altra auto, altro uomo, rallenta e se ne va.
Continuo con noncuranza a passeggiare in attesa che Sua Signoria si presenti. E' già in ritardo di quindici minuti. Chissà il traffico, un impedimento improvviso. Il ritardo, in queste occasioni, non è mai voluto, è sempre subìto.
Mi sembra di aver visto già passare quella macchina bianca con quel barbuto all'interno. Ohi, ripassa per la terza volta, si ferma e mi fa un gesto con la mano. Mah, vorrà un informazione. Mi avvicino, ancheggiando, e non faccio a tempo a dir niente che questo coso  mi prende il braccio cercando di accarezzarlo, doppiando il gesto anche con l'altra mano e con un sorriso alla Frankeistein mi dice: "Socmel che maschio, quanto vuoi per un succhiotto?".
Porca miseria, un attimo di panico. Un grande attimo di panico. Ritiro istintivamente il braccio e nella foga di uscire da quella presa da Ursus, sbatto la capoccia contro lo sportello della macchina,  e più cerco di indietreggiare, più devo far pressione sulle anche per non danneggiare il ginocchio e quindi il mio sedere si muove, convulso, ma sempre ancheggiante.
Passa anche un signore, non lo vedo, ma credo sia un tipo distinto, che schifito dice: Porcaccioni, andate a fare quelle cose da un'altra parte".
Ma porca puttana, io non sto facendo niente, sto solo cercando di liberami da questo rinoceronte  in calore fuggito da non so quale zoo!
Sta cedendo, la belva sta cedendo. Ho un attimo di spazio, gli rifilo un dito in un occhio e uno nel naso (che schifo!). Sono libero, sto per andarmene anzi sto fuggendo, anzi no, mi ricordo che sono coraggioso, mi rigiro e do' un gran calcio alla portiera dell'auto, ma con il ginocchio sbagliato, e così ululando dal dolore corro verso casa.
Sono passati quasi tre quarti d'ora dall'incontro e la badessa non si è presentata. Alè il solito bidone. Poi mi viene un dubbio. Apro l'agenda.
L'appuntamento è per domani.

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