La Signora - Il sito di Claudio Tonelli

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La Signora

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Un raggio di sole si stava facendo spazio tra le fessure della serranda della camera da letto e, degno del più abile cecchino, colpiva con precisione millimetrica il mio occhio destro.
E così mi svegliai.
Accompagnai il lungo sbadiglio con l’estensione delle braccia e delle gambe per poi rilasciarle completamente.
Guardai con riluttanza la sveglia che sembrava sorridere, contenta finalmente che qualcuno si accorgesse di lei.
Un’ora dopo stavo camminando sulla spiaggia e procedevo a passo spedito verso il mio solito appuntamento del mattino.
Salutai il bagnino e, con cura, tolsi la catena che teneva legata la canoa. Mi assicurai che i galleggianti fossero al loro posto, e con un po’ di fatica la trascinai in acqua.
Lentamente iniziai ad andare in direzione del sole, sfiorando con delicatezza la superficie piatta dell’acqua.
Scivolavo leggero immerso nei silenzi e nei colori di un’alba luminosa che mi corteggiava insistentemente inviandomi dolci baci solari e fresche gocce di mare.
Respiravo con profondità e ascoltavo, interessato, al ritmo del mio cuore che batteva il tempo alla pagaia. Davanti a me qualche pesce volante sembrava rallegrarsi della mia presenza  o forse, semplicemente, ero io che proiettavo in lui la mia gioia. Mi fermai, in mezzo al mare, lontano da tutto e da tutti, non c’erano umani, ero solo insieme alla natura. Chinai il capo all’indietro e mi feci cullare dal leggero rollio delle onde, un calore profondo, intenso mi avvolse, rendendomi, in quel momento, la persona più felice dell’universo.
Trascorsi un paio d’ore nel mio limbo magico. Poi i rumori lontani si fecero più vicini e capii che era il momento di andarsene.
Dopo un caffè e due fette biscottate al miele d’acero, mi avviai verso il mercato cittadino. Ed è qui che la vidi.
Fu un incontro devastante.
Mi attardavo a curiosare sui banchetti dei venditori e a notare il comportamento della gente, quali fossero le reazioni di fronte a un oggetto, quale il loro portamento, così come il vestiario, come pure il loro parlare.
E mentre la mia attenzione era attratta da tanto folklore popolare, una signora, dai modi sgarbati, mi diede una spinta, continuando, poi, la sua strada, senza preoccuparsi della sua scortesia.
In un impeto di orgoglio decisi di seguirla con l’intenzione di rimproverarla di tale sgarbo. Vedevo il velo nero che ricopriva la sua testa confondersi con la folla, e nonostante avessi aumentato il mio passo non riuscivo a raggiungerla.
I miei occhi non la perdevano di vista un attimo e continuai ad aumentare la mia andatura, ma quella donna mi sembrava sempre più imprendibile.
Ero quasi alla fine del mercato, quando improvvisamente me la trovai davanti, ferma. Mi dava le spalle. Rimasi per un attimo incerto. Fu lei a precedermi: “Perché mi segui?”.
Stupito di questa domanda le risposi “non è un comportamento corretto quello di spintonare la gente”.
“E quello di inseguire le signore, invece si?”
Freddo, ma deciso a proseguire per la mia strada, continuai il diverbio: “io non ho inseguito una donna, ho seguito una persona scortese”
“No, ti sbagli, tu hai voluto seguire me, se fossi stato un uomo forse avresti lasciato perdere e se vuoi un consiglio, vattene”
E dopo queste parole si mise a camminare.
Inviperito, la seguì e le urlai “Io non ho paura di te e so di essere nel giusto”.
Si fermò e senza voltarsi mi disse: “hai la tua opportunità, vai via. Una volta conosciutami, non potrai più fare a meno di me”
Io di pazze ne avevo incontrate, ma questa le batteva tutte. “Se è un tuo modo di difenderti, mi spiace ma è patetico” replicai.
E non soddisfatto, la presi per un braccio e la girai verso di me.
Ho ancora l’immagine nei miei occhi.
Il velo nero copriva la sua testa che non aveva volto.
Il buio. C’era solo il buio.
Ebbi solo la forza di dire “Chi sei?”
Con voce grave e profonda, si avvicinò a me e disse: “Io ti avevo avvisato di starmi lontano perché se mi avessi vista non avresti più potuto fare a meno di me. Io arriverò nei tuoi momenti più cupi, quando meno te l’aspetti. Godrò delle tue sventure e vivrò con te per abbatterti e per ridicolizzarti. E se avrai momenti felici, io sarò sempre in attesa dei  tuoi momenti peggiori. Perché io sono la Signora, la Signora Disperazione”.


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