Lago - Il sito di Claudio Tonelli

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Lago

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Dal terrazzo dell’albergo si godeva una visuale paradisiaca. Il vento si era alzato all’improvviso e le onde leggere del lago si stavano trasformando in piccole creste bianche che ricadevano e si rialzavano immediatamente, accarezzate dal soffio insistente del dio Eolo.
Il verde scuro degli alberi secolari si accompagnava, in uno strano connubio, con il giallo-verde delle palme esotiche tipiche delle isole tropicali, che avevano trovato pace e fertilità in terre così lontane dalle loro origini.
I turisti si accalcavano nei punti di attesa per le visite guidate alle isole, ai monumenti, a ciò che per tanti era normale routine ma che per loro assumevano significati extraterreni.
I vaporetti solcavano le acque con determinazione per adempiere al dovere di stupire, accontentare, estasiare e gratificare, coloro che avevano deciso, anche se per poco, di fuggire il presente, dimenticare il passato e allontanare il futuro.
La tristezza nei loro occhi di dover per forza sorridere, strideva con chi il sorriso lo aveva naturale.
Su un piccolo molo qualcuno gioiva, si agitava e con fare esperto si adoperava per recuperare la sua preda, una bella trota, che si divincolava e si impegnava al massimo in ogni sforzo per tornare alla libertà. Utopia, il pescatore l’aveva già messa al sicuro assieme alle altre appena pescate, per quello che sarebbe stato una buona cena in compagnia di amici.
Una canoa con due vogatori solcava silenzioso le acque del lago.
Il buon Eolo  aveva deciso di riposare e non soffiava più, e le acque, tornate chete, invitavano a prendere possesso di loro.
Con ritmo scandito degno della proverbiale precisione svizzera, i due atleti trasmettevano alle loro pagaie vigorosi colpi, i loro sguardi diretti verso mete infinite, con la concentrazione, seria, di chi crede in ciò che sta facendo.
Il forte profumo dei fiori del vicino orto botanico, mi raggiunge e mi avvolge, sinuoso, mi culla nelle sue essenze e i miei occhi si chiudono e ascolto le sensazioni che il mio corpo mi concede.
La luce cede lo scettro all’oscurità e la sera scende lentamente. In lontananza, qualche piccolo lumino prende vita, per poi aumentare, dieci, e ancora, cento, fino all’accensione completa di tutte le abitazioni vicine alle sponde del lago.
Le sue acque sono diventate scure e i leggeri moti ondosi, le correnti di superficie non si distinguono più. La luna pone i suoi raggi sul manto liquido che si intrecciano con i riflessi delle luci delle case. Un motoscafo corre veloce nell’oscurità incurante di distruggere quelle perfette geometrie e colori, create dalla collaborazione tra l’uomo e la natura. Il motoscafo corre, è già lontano, le onde si ricompongono, e tutto torna come prima.
Una voce mi chiama. Rientro in camera. Mi addormento con la voglia di dormire per arrivare prima a domani.
Un raggio di sole penetra nella stanza, e disegna un secondo sorriso sul mio viso.
Mi alzo, mi sento in forma e mi dirigo verso il terrazzino.
Mi appoggio sulla ringhiera di ghisa colorata di verde e rimiro il sole. La mia compagna mi raggiunge, mi bacia, mi abbraccia e rimane con me a guardare la vita.

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