Mi sento tesa - Il sito di Claudio Tonelli

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Mi sento tesa

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Sono tesa quando mi sento il suo sguardo addosso.
Non è paura, è fastidio.
E’ come se mi rimanesse appiccicato un qualche collante che poi, con difficoltà, devo togliere, pulendomi con forza e facendomi male.
Male dentro.
Perché non è piacevole essere osservata, studiata, misurata come un animale da laboratorio. Dove ogni gesto viene tradotto in considerazioni personali passive, dove ogni parola viene interpretata per offendere, dove ogni sguardo viene visto come consenziente a qualcosa di torbido.
Io voglio non essere considerata.
Desidero essere anonima per vivere la normalità come gli altri. Ho voglia di sparire per un attimo per sentirmi libera dalle oppressioni psicologiche che lo psicopatico adotta, con gaudio, contro di me. Voglio avere la possibilità di comportarmi con serenità, di ridere e di scherzare, di gioire e di piangere, senza condizionamenti, senza catene.
Non devo girarmi continuamente per i corridoi per rassicurarmi della mancanza della sua presenza, e avere gli occhi e le orecchie allertate per captare movimenti, rumori sospetti.
Non posso irrigidirmi se parlo con la gente dando una immagine distorta di quello che sono realmente, non posso identificarmi con quello che vuole lui.
E se veramente questo mi pesa, se sono interessata realmente al cambiamento, allora la mia decisione sarà di cambiare.
E sarà lui quello che dovrà sentirsi osservato. Quello che dovrà cadere in continue contraddizioni, che dovrà guardarsi alle spalle e che non capirà il perché degli sguardi della gente.
Dovrà, lentamente, cuocersi nel suo brodo, rimanere chiuso nella gabbia che ha costruito per me, rimanere vittima del suo stesso attentato.
Sono pronta e per agire devo solo decidere quando non vorrò essere più tesa.

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