Occhi - Il sito di Claudio Tonelli

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Occhi

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Occhi spenti, velati e pieni di perchè riempivano quello spazio ridotto a fumo e macerie, dove qualche giorno prima la vita scorreva rapida, accompagnata dai sorrisi, dalle grida di gioia e d’allegria.
Quell’odore così strano e così diverso da quelli conosciuti, pungeva le narici, ma inarrestabile entrava nei loro polmoni e nelle loro vite.
Occhi grandi, gonfi di lacrime, si posavano sulle macerie di quella grande buca che la pazzia umana aveva voluto con enfasi e determinazione, che si era adoperata per renderla enorme, in modo da stroncare il maggior numero di vite, per storpiare più bambini possibili, per essere ricordata dalla storia per la ferocia e la crudeltà.
Piccoli sassi rotolavano dalle pareti del cratere e correvano veloci, quasi fossero in gara, ma poi si fermavano, di colpo, sui corpi degli americani, degli irakeni, dei palestinesi, degli israeliani, degli inglesi, resi freddi dalla morte ma ancora caldi per l’esplosione.
Le gambe sottili, rigide e ferme su quell’orlo di quella grande buca, portavano i segni di una fuga disperata, della decisione di vivere ad ogni costo, di sopravvivere per avere il ricordo dei momenti terribili, perchè nel domani loro siano i testimoni delle idiozie di coloro che venerano la morte come la divinità suprema, con la quale curare i tutti i mali.
Erano in cinque, sopra quel cratere.
Erano cinque bambini, ognuno di loro aveva il volto di un continente.
Si presero per mano saldando la loro voglia di vivere e di speranza. Così piccoli, ma così forti, senza paura, stavano immobili.
Forse si stavano chiedendo perchè erano nati se poi dovevano soffrire. Forse non capivano perchè gli adulti, quelli che “sanno tutto”, quelli che hanno vissuto vite intense, devono diventare assassini per avere una identità, e si mascherano da liberatori per avere l’autorizzazione di uccidere senza infamia, per essere apposto con la propria coscienza.
Non comprendono, i bambini, che la guerra è un business, la guerra è un grande affare e serve per arricchirsi, nel nome di una presunta libertà, in barba ai cadaveri, alle vite spezzate, alle sofferenze di madri, padri, fratelli e sorelle, ai pianti, alle umiliazioni, agli orgogli infranti.
Ma i cinque bambini dei cinque continenti che si tengono per mano, non chiedono, non parlano.
Hanno i loro occhi per comunicare.
Guardano.
I loro grandi occhi fissano e penetrano nelle coscienze di chi li guarda e non si resiste all’intensità del loro sguardo. Non si può combattere quella innocenza e quella purezza di animo che sprigionano dai loro visi.
Se i combattenti, gli uomini d’armi, i generali, avessero l’opportunità di incrociare gli occhi dei cinque bambini, rimarrebbero accecati dalla loro luce potente.
Ma i codardi sfuggono a tali imprese perchè sanno che verrebbero sconfitti. Una vittoria di amore e di speranza non porta business, e per loro questo è inaccettabile.
I cinque fanciulli sono sempre lì, sull’orlo del cratere. Si stringono le mani con calore e l’energia scorre potente tra loro.
Sono sempre pronti, con i loro grandi occhi, a guardare qualcuno. Sono sempre pronti a dare una speranza di vita.
  

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