Trilogia - Il sito di Claudio Tonelli

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Trilogia

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LA TELEFONATA

Una notte come tante.
La solita alzataccia mattutina.
Uno sbadiglio, poi un altro.
Si veste, con calma.
Ogni movimento è teso al minimo sforzo.
Che barba sto lavoro!
Con gesti pacati avvia il motore dell’auto.
Per un attimo rimane ad ascoltarlo,
poi parte.
"Sono già arrivato a destinazione".
A volte vorrebbe che il mercato fosse
lontano due anni di viaggio,
in modo da poter riflettere,
da poter sognare e pensare.
In modo da non poter mai arrivare.
"Il bancale di frutta……" arrivano gli echi
dei lavoratori e la realtà torna potente e improvvisa.
Per un attimo, la mente torna a casa, dalla compagna,
ma è solo un attimo. Ora si lavora.
Forza, si comincia, un’altra notte
arriverà il mattino e tornerà a casa.
In fin dei conti questo succede in
tutto il mondo. Allora coraggio, andiamo avanti.
Ordina di qua e comanda di là……
un cellulare suona.
Nella moltitudine delle persone e dei rumori
non è facile sentire il trillo del telefono.
Qualcuno si guarda intorno,
altri si mettono le mani in tasca,
altri ancora imprecano su chi
ha inventato "’sti cosi".
Il suono è insistente,
un attimo, ma, ma è il mio!
Con decisione afferra il cellulare
la cui stretta l’avvolge affettuosamente.
A quest’ora di mattina chi può …… il pensiero
veloce e rapido ha già dato la risposta,
ma lo sguardo rimane fisso sul visore,
è un attimo, ci siamo….
Pronto?
Un altro attimo.
E’ andato. Volato.
Con la velocità del fulmine si è
catapultato in macchina.
E’ partito, è andato da lei.
Questa notte un altro bimbo
vedrà la luce della vita.

LA CORSA

In una notte d’estate
un’auto corre veloce.
Al volante, un uomo.
Il suo sguardo tradisce tensione,
e le mani, con emozione,
avvolgono il volante
e con controllato nervosismo
gli occhi seguono la strada.
Il buio intenso è interrotto
dai lampioni dalla luce fioca.
Dalla fronte dell’uomo,
una goccia di sudore segue
il corso di una vena
per poi sparire, rapida, nel collo.
L’irreale silenzio della notte
avvolge l’auto ed entra in essa
espandendosi nell’abitacolo.
Accanto all’uomo, una donna.
Le smorfie di dolore le modificano
i lineamenti del viso e il respiro affannoso
dà un ritmo alla corsa rapida dell’auto.
Soffre, la donna soffre.
Soffre ad ogni cunetta,
soffre ad ogni curva e soffre
ad ogni accelerata.
Ma soffre, soprattutto, perché è
responsabile di una vita.
La lotta contro il tempo è inesorabile.
Ogni minuto che passa,
cresce la tensione
di non potercela fare.
Di arrivare tardi, di aumentare
il tormento.
Stringe i denti, lei, con forza
con inaudita potenza.
Lei, minuta, all’improvviso si fa grande.
Sta compiendo uno sforzo sovrumano
che non potrebbe ripetere in situazioni
diverse.
Ma in questo momento, è lei che si erge
a giudice della vita.
E lei ha deciso che deve resistere,
che niente al mondo la farà desistere
da questa decisione.
Costi quel che costi.
L’auto arriva vicino ad un fabbricato.
Momenti concitati, una barella
tanta gente, la notte che sparisce
la mano che stringe quella dell’uomo,
poi una luce accecante.
Ha sonno, lei ha tanto sonno.
E’ stanca, vorrebbe dormire.
Poi, nel silenzio, un vagito.

Dedicato a un bambino

Ciao Tesorino,
benvenuto al mondo, oh piccolino.
Eri così impaziente di uscire
che scalpitavi ogni giorno fino all’imbrunire.
E nella pancia della mamma davi tanti colpetti
e spingevi sempre di più con i tuoi calcetti.
Ora sei qua, per la gioia dei genitori e dei nonni
che già ti pensavano nei loro sonni
e ricorda che hai anche un fratello
che come te, è molto bello.
Sei nato maschietto e sarai un po’ birichino
con lo sguardo vispo e l’occhio da furbino
e con la tua gioia movimenterai la vita
a coloro che l’attesa han finita.
Or bene, l’avventura vai a cominciare
tra pappine e pannolini darai un bel da fare
le notti insonni farai passare
e per i tuoi genitori sarà un bel lottare.
Ma basterà un tuo sorriso
che illuminerà il tuo viso
che farà dimenticare le fatiche patite
come se fossero già finite.
La vita ti accingi ad affrontare
vedrai le montagne e il mare
così pian piano conoscerai
la natura che sicuramente amerai.
E non temere, oh piccolino,
per le insidie che ti faranno capolino
perché tu sarai sempre protetto
da mamma e papà con l’amore e con l’affetto.

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